Intervista ad Alessio Sartore editore di Uncò mag

Un magazine online di interviste sul lavoro e la creatività, che racconta le storie di giovani che hanno seguito la propria passione e hanno raggiunto (con molto impegno e forza di volontà) l’obiettivo di trovare l’occupazione che desideravano. Come? Semplicemente inventandosela!

Si chiama Uncò Mag e mira a dare visibilità alle persone e alle loro esperienze, attraverso una concatenazione di interviste. Il meccanismo è questo: ogni intervistato segnala un nominativo da contattare per l’articolo successivo, in modo da creare una rete di collegamento tra tutte queste persone, accomunate dalla passione per ciò che fanno.


L’obiettivo del progetto è mostrare, a chi ancora non ha trovato il lavoro che desidera, che esistono altre vie per raggiungere le proprie mete lavorative, a costo di inventarsi l’impiego che si sogna.

L’ideatore, nonché editore, della rivista è Alessio Sartore, un giovane padovano adottato veronese dottorando in Economia e creatività e giornalista freelance per il Corriere della Sera.

Gli abbiamo fatto alcune domande per saperne di più su questo interessante progetto editoriale.

Ciao Alessio, ci piacerebbe capire come è nata l’idea di creare questa rivista online.

Esiste una rete di creativi che riesce a campare grazie a una passione che diventa lavoro. Sono tantissimi e raccontano storie incredibili. Perché non dare loro voce e fare da esempio ad altre persone che non trovano lavoro però trovano la forza di provarci grazie a queste storie?

Einstein sosteneva che “E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie”. Pensi anche tu che la crisi occupazionale che riguarda i giovani d’oggi sia anche un’opportunità per reinventarsi e sviluppare la propria creatività? Nelle interviste che hai fatto è emerso questo aspetto?

In Italia un giovane su due non lavora. Oppure fa qualche lavoretto in nero per uscire la sera, pagare la benzina e comprarsi un paio di jeans nuovi. Navighiamo a vista e in questo modo è difficile trovare lavoro, figuriamoci creare impresa. Quindi cosa fare? Agire dal basso, fare una rivoluzione, cambiare l’ambiente. Dalle storie che stiamo raccogliendo si capisce che la rivoluzione è culturale, è creativa, ed è viva. Molti della mia generazione scoprono un talento (oppure: talenti) che posseggono e riescono a monetizzarli. Parliamo comunque di singole azioni, la “grande strategia” della tua domanda è ancora lontana.

Hai riscontrato l’interesse dei giovani che hai intervistato per i lavori manuali legati al mondo dell’artigianato?

Assolutamente. L’ex Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera aveva investito molto sull’agenda digitale e sono nate più di 800 start up digitali. Ma non viviamo nella Silicon Valley ed è miope non sfruttare la conoscenza del saper fare italiano, una cosa che in California si sognano. Lo dicono studiosi autorevoli come Stefano Micelli con il libro Futuro Artigiano; lo mettono in pratica innovatori come Nicola Zago e Stefano Schiavo con Sharazad; lo approfondiscono professori universitari come Marco Bettiol portando gli studenti a lavorare al fianco degli artigiani; lo raccontano infine le storie che raccogliamo. Noi ce l’abbiamo qui il saper fare artigianale, sotto casa, prendiamolo, uniamoci la tecnologia e il design thinking e vendiamolo all’estero.

C’è una storia tra le interviste realizzate che ti ha colpito particolarmente? Ce la racconti?

Una storia che deve ancora uscire. Una ragazza ha fatto una quarantina di colloqui per capire che la sua passione è il gelato e aver aperto una gelateria biologica che funziona benissimo.

Se dovessi definire questo progetto (Uncò Mag) con una parola, quale sceglieresti?

Un’esortazione: Provaci!

Una curiosità: racconti le storie di chi fa il lavoro dei suoi sogni, anche tu puoi ritenerti così fortunato?

In un periodo in cui più che il lavoro dei sogni la mia generazione si sogna un lavoro, direi di si, mi considero fortunato.

Quante interviste hai pubblicato finora su Uncò Mag e quante ancora ne vuoi realizzare?

Ne abbiamo pubblicato circa 120, ma le interviste sono quotidiane quindi il numero cresce rapidamente. Vogliamo arrivare a 1.000 interviste per avere una mappatura dell’Italia che crea lavoro nella crisi. Alla fine analizzeremo i dati e proporremo nuove idee.

Concludiamo con una domanda che poni solitamente ai tuoi intervistati: Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Nei prossimi 24 mesi l’obiettivo è mappare questo nuovo tipo di creatività imprenditoriale e concludere il dottorato. In questo periodo vorrei che Uncò diventasse un ponte tra giovani creativi e aziende che cercano creatività. Una sorta di ufficio di collocamento di alti profili per bisogni aziendali specifici.

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